stava Maria dolente
senza respiro e voce
mentre pendeva in croce
del mondo il redentor
e nel fatale istante
crudo materno affetto
le trafiggeva il petto
le lacerava il cor
quel dì quell’alma bella
fosse lo strazio indegno
non che l’umano ingegno
immaginar non può
vedere un figlio, un Dio
che palpita, che muore
sì barbaro dolore
qual madre non provò
alla funesta scena
che tiene il pianto a freno
ha un cuor di tigre in seno
o cuor in sen non ha
chi può mirare in tante pene
una madre un figlio
e non bagnare ciglio
e non sentir pietà
per cancellare i falli
d’un popol empio e ingrato
vide Gesù piegato
languire e spasimar
o dolce madre pura
fonte di santo amore
parte del tuo dolore
fa che mi scenda in cor
fa che il pensier profano
sdegnosamente io spezzi
a sospirar m’avvezzi
sol di celeste ardor
le barbare ferite
prezzo del mio delitto
del figlio tuo trafitto
passino o madre in me
a me dovuti sono
gli strazio che soffr’io
deh! Fa che possa anch’io
pianger almen con te
teco si strugge in lacrime
quest’anima gemente
e se non fu innocente
tergo il suo fallo amen
teco alla croce accanto
star cara madre io voglio
compagno a quel cordoglio
che mi trafisse il sen
del buon Gesù spirante
sul fiero tronco è langue
la croce, il fiele, il sangue
fa ch’io commenti ognor
del salvator rinnova
in me lo scempio atroce
il sangue, il fiel, la croce
tutto provar mi fa
ma nell’estremo giorno
quand’ei verrà sdegnato
rendilo a me pacato
maria la tua pietà
Gesù che nulla neghi
a chi tua madre implora
del mio morir nell’ora
non mi negar mercé
e quando sia disciolto
del suo corpore o velo
fa che il mio spirito in cielo
vada a regnar con te
- Testo tratto dall' Inno della Desolata di Antonio Lotti (sec. XVIII).
- Foto tratte dal web.