
Durante il bombardamento del 6 novembre 1943, che distrusse le due Chiese di San Biagio e San Francesco di Assisi, in seguito ricostruite come un'unica Chiesa dei Santi Francesco e Biagio, si perse anche la Statua della Desolata che venne rifatta nel 1953 da artisti leccesi a cura del benefattore e devoto Giuseppe D'Elia; in quel periodo era Parroco Padre Stefano Besozzi.
Queste donne coprono il volto, quasi a celare la loro identità che si esalta in un dolore comune e universale, e si tengono per mano, "unite a catena" cantando l'Inno della Desolata ma soprattutto piangendo e urlando.
Sono donne del pianto mediterraneo ... memoria, sorelle in pectore della madre in lutto, evocate dal passato per aiutare la Vergine ad elaborare il suo cordoglio; nel loro pianto il dolore di ogni madre terrena si unisce al dolore della Madre Divina.
La Madre Desolata elabora il suo lutto nella muta gestualità di "stare" ai piedi della croce, ma il pianto si leva alto, nei canti che accompagnano il suo incedere e nelle grida di dolore delle duecentocinquanta donne che ne condividono e ne partecipano il cordoglio.
Nella processione della Desolata il pianto delle donne da voce al plastico dolore del simulacro della Vergine; in questo pathos, attraverso queste manifestazioni della pietà popolare, vi sono residui di paganesimo e di superstizione che sono, al contrario, il segno di un diverso ma non per questo meno significativo approccio al sacro.
Questo inno è veramente suggestivo ed è accompagnato da note musicali che penetrano profondamente nei cuori e suscitano un grande desiderio di pianto che si placa solo con la contemplazione del dolore della Vergine Desolata.
- Testo a cura del dott. Francesco Stanzione.
- Foto gentilmente concesse da Orazio Lovino.